Difesa Personale KUAI in Ambito Scolastico

Il KUAI a Scuola

Prevenzione, consapevolezza e gestione dei comportamenti aggressivi. Portare la difesa personale all’interno di una scuola non significa insegnare ai ragazzi a combattere, né trasformare un’aula in una palestra di tecniche. Significa, piuttosto, introdurre strumenti di consapevolezza, lettura del contesto e gestione delle emozioni che possono fare la differenza nei momenti in cui un comportamento aggressivo rischia di trasformarsi in qualcosa di più serio. È un lavoro che parte dalla prevenzione e arriva alla capacità di riconoscere situazioni potenzialmente pericolose prima che diventino tali.

Negli incontri che si svolgeranno nei prossimi giorni, il focus sarà proprio questo: aiutare gli studenti a comprendere cosa accade quando si parla di bullismo, violenza domestica o di genere, aggressioni da strada e, più in generale, dinamiche di prevaricazione. Temi delicati, che richiedono un linguaggio semplice ma non superficiale, e soprattutto un approccio che non spaventi ma responsabilizzi.

Il bullismo, ad esempio, non è un singolo gesto: è un processo. Ha una fase iniziale, spesso sottovalutata, fatta di segnali piccoli ma ripetuti. È lì che si può intervenire davvero, prima che la situazione degeneri. Ai ragazzi non serve una tecnica di difesa: serve capire come riconoscere quei segnali, come chiedere aiuto, come non rimanere isolati. Serve comprendere che la postura, la voce, la gestione dello spazio personale sono strumenti di comunicazione potentissimi, molto più efficaci di qualsiasi colpo.

Quando si affronta il tema della violenza domestica o di genere, il discorso cambia ma la logica rimane la stessa: non si parla di “mosse”, ma di dinamiche relazionali. È importante che i giovani imparino a riconoscere comportamenti di controllo, manipolazione, isolamento. Non per giudicare, ma per sapere che esistono e che non sono normali. La difesa personale, in questo senso, diventa un’educazione alla consapevolezza emotiva e sociale.

Anche le aggressioni da strada, spesso percepite come improvvise e inevitabili, possono essere lette in modo più realistico. Non si tratta di insegnare ai ragazzi a “vincere” uno scontro fisico, ma di far capire loro che la maggior parte delle situazioni critiche può essere evitata attraverso scelte intelligenti: mantenere la distanza, leggere il comportamento dell’altro, non ignorare i segnali di escalation, saper fuggire quando è possibile. La fuga, nel KUAI, non è vigliaccheria: è strategia.

Il metodo KUAI si presta particolarmente bene al contesto scolastico perché non si basa su tecniche complesse, ma su principi universali. Si lavora sulla consapevolezza, sulla gestione dello stress, sulla capacità di prendere decisioni rapide e sensate. E quando si lavora con i giovani, questo approccio diventa ancora più efficace se inserito in un contesto ludico, dove il gioco diventa un mezzo per apprendere senza paura e senza pressione.

È altrettanto importante chiarire cosa non si insegna: non si mostrano tecniche pericolose, non si alimenta la fantasia del “combattimento”, non si incoraggia la reazione fisica come prima scelta. La difesa personale non è violenza: è prevenzione, gestione, riduzione del danno.

La scuola, in questo senso, è il luogo ideale per costruire una cultura della sicurezza. Non una cultura della paura, ma della responsabilità. Gli adulti – insegnanti, genitori, istruttori – hanno un ruolo fondamentale nel creare un ambiente in cui i ragazzi possano parlare, confrontarsi e imparare a riconoscere ciò che li mette a disagio. La difesa personale diventa così una competenza di vita, qualcosa che va oltre la tecnica e che accompagna i giovani nella loro crescita.

Ms Chatty Gipit

crediti