Violenza di genere e Domestica a Teatro: una questione di rapporti

VIolenza di Genere e Domestica: un Rapporto Tossico25/11/25 Questa sera, prima dello spettacolo “Foglie Morte” presentato al Teatro Trastevere in Roma, Stefano Buscaglia -Istruttore di KUAI- interverrà con un breve contributo dedicato al tema della violenza di genere, e domestica e la difea personale. Un momento di riflessione e consapevolezza che accompagna l’arte e la cultura, per ricordare che la difesa non è solo fisica, ma anche informazione e responsabilità condivisa.

La difesa personale nei casi di violenza di genere e domestica non è mai il punto di partenza, ma il punto di arrivo. È l’estrema ratio di un percorso complesso, che nasce dentro relazioni affettive e che, se affrontato troppo presto con la sola reazione fisica, rischia di alimentare l’escalation della violenza invece di interromperla

Violenza come dinamica relazionale

La violenza di genere e domestica non è un episodio isolato: si sviluppa nel tempo, dentro rapporti affettivi segnati da squilibri e potere. Non si tratta di un gesto improvviso, ma di un ciclo che alterna tensione, aggressione e apparente calma. In questo contesto, la difesa fisica immediata può diventare pericolosa: l’aggressore, percependo una minaccia alla sua posizione dominante, può intensificare la violenza, colpendo con maggiore forza o mirando a zone più sensibili.

Difesa come punto di arrivo

La reazione fisica ha senso solo quando la vittima ha già intrapreso un percorso di consapevolezza e separazione emotiva dalla relazione tossica. È il risultato di un lavoro interiore che permette di riconoscere la violenza come parte di un ciclo distruttivo, superare il senso di colpa e la paura, e pianificare una via di uscita. Senza questa preparazione, la difesa rischia di trasformarsi in un detonatore di ulteriore aggressività.

Prevenzione e riduzione del danno

Prima della difesa fisica, la vera protezione sta nella prevenzione: imparare a leggere i segnali, stabilire confini chiari, riconoscere comportamenti manipolatori. In fase di aggressione, invece, la priorità è la riduzione del danno: gestire il conflitto, evitare l’escalation, proteggere le aree vitali del corpo con tecniche come la “difesa a uovo”, e guadagnare tempo fino alla fine dell’episodio.

Un percorso collettivo

La liberazione dalla violenza non si conquista con un singolo gesto, ma attraverso un cammino di consapevolezza, supporto e responsabilità condivisa. La difesa personale, in questo quadro, è uno strumento prezioso ma finale: serve a proteggere l’incolumità quando ogni altra strategia è fallita. Prima di arrivarci, è fondamentale che la società, la rete familiare e gli amici diventino parte attiva del percorso, offrendo sostegno reale e continuo.

La difesa personale nei casi di violenza di genere e domestica è un punto di arrivo, non di partenza. È l’ultima risorsa, da usare solo quando la consapevolezza e la preparazione emotiva hanno già aperto la strada alla liberazione. Prima di quel momento, la prevenzione e la riduzione del danno restano le armi più efficaci per proteggere la vita e la dignità delle persone coinvolte.

Ms Chatty Gipit

Per approfondire:
Violenza di genere e difesa personale – un percorso e Tecniche di riduzione del danno e violenza di genere.

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